Cocco Wine 2025 si è aperto il 5 settembre con un’anteprima e la visita alle aziende del Consorzio Cocconato – Riviera del Monferrato e dintorni
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o particolarmente gradito l’invito del Presidente dell’associazione Go Wine, l’avvocato Massimo Corrado, a partecipare all’Anteprima di Cocco Wine 2025, la manifestazione che da 25 anni anima Cocconato d’Asti, uno dei borghi più belli d’Italia e che vuole portare l’attenzione sulla viticoltura di qualità, praticata sulle pendici di queste bellissime colline.
Il gruppo di giornalisti è stato accolto da Luigi Dezzani, portavoce del Consorzio Cocconato – Riviera del Monferrato e dintorni – che ha ricordato come il territorio di Cocconato d’Asti, pur avendo conosciuto un periodo di abbandono della viticoltura, appartenga a pieno titolo alla storia piemontese.
Già dal Seicento, le colline che da Superga arrivano fino ad Albugnano e a Casale Monferrato erano coperte di vigneti, con notizie documentate di coltivazione organizzata.
Poi, tra Otto e Novecento, il richiamo delle città e dell’industria aveva svuotato i filari, lasciando molte vigne incolte.
Circa venticinque anni fa, con la nascita di Cocco Wine, grazie appunto al contributo dell’associazione Go Wine, la zona ha però ritrovato nuova linfa: giovani viticoltori sono tornati a investire, recuperando le vigne dei nonni o aprendo nuove aziende.
Così Cocconato e i paesi vicini hanno riscoperto la propria identità agricola e oggi si presentano come un territorio dinamico, capace di unire vino, ristorazione e accoglienza: sette ristoranti per appena 1500 abitanti e un’offerta turistica sempre più strutturata.
Dezzani ha ricordato anche il ruolo dei vitigni storici.
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Se il Nebbiolo, due secoli fa, aveva trovato spazio tra Albugnano e Torino prima di spostarsi verso le Langhe, Cocconato ha custodito altre uve identitarie: Grignolino, Freisa e Bonarda piemontese, già presenti prima della Barbera.
Proprio su questi vitigni alcune aziende della nuova generazione hanno investito in ricerca e cloni, restituendo loro dignità e prospettive.
Il Consorzio annovera al momento cinque realtà vitivinicole: Poggio Ridente, Cantina Nicola, Marovè, Maciot, Benefizio di Cocconito, oltre alla distilleria Bosso e a ristoranti e soggiorni, apicoltori, coricoltori e produttori di farine, prodotto da forno, salumi e formaggi.
Il gruppo al quale ho partecipato ha visitato tre cantine, la prima appunto Poggio Ridente.
L’azienda biologica è nata nel 1998 grazie a Cecilia Zucca insieme al marito Luigi Dezzani e ai figli.
I tredici ettari, di cui otto vitati, raccontano la sfida di una viticoltura non semplice, su pendii ripidi che richiamano all’eroico.
Le prime vigne furono dedicate alla Barbera, ma presto arrivò anche l’Albarossa: Poggio Ridente fu tra i pionieri a piantarla nel 2004, quando questo incrocio tra Barbera e Nebbiolo di montagna – ideato nel 1938 da Giovanni Dalmasso e riconosciuto solo dagli anni Duemila – iniziava appena a diffondersi.
Dal 2008 l’azienda ne produce le prime bottiglie, diventando una delle realtà storiche di riferimento per questo vitigno.
La voglia di innovare ha portato nel 2010 alla scelta di affiancare ai vitigni tradizionali anche bianchi non scontati per il Piemonte. Sono stati infatti scelti Riesling, Pinot Nero, Sauvignon Blanc e soprattutto Viognier, piantato quando ancora non era ufficialmente autorizzato.
Nel 2013 il vitigno ha ottenuto riconoscimento nella Doc Piemonte, aprendo la strada a interpretazioni nuove e sorprendenti.
Viene coltivato anche il Ruchè, molto amato dal nonno di Luigi.
Nei terreni vitati troviamo marne e arenarie, conchiglie che testimoniano l’antica presenza del mare e gesso.
La seconda tappa mi ha fatto scoprire l’azienda biodinamica Maciot, nata nel 1994, che produce non solo vino ma anche nocciole, distillati, frutta, latte e derivati, tutti naturalmente certificati Demeter.
La cantina è situata sul Bricco Montecapra, a una altitudine di 465 metri s.l.m.: dalle viti di barbera qui coltivate si ottiene appunto la vibrante Barbera Superiore 465.
Il percorso che ha portato Paolo Macchia e i suoi figli ad abbracciare l’approccio biodinamico è iniziato nel 2010, fino alla ambita certificazione Demeter nel 2013.
La passione per la viticoltura è una eredità dei nonni Ernesto e Luigi, che piantarono le vigne e ai quali con rispetto, sono dedicate alcune etichette prodotte.
Sono rappresentate appunto la barbera, il merlot, il cabernet sauvignon, il grignolino, il nebbiolo alle quali si è aggiunto il sauvignon blanc coltivato nella vigna di Roasino e da cui si ottiene un delizioso macerato.
La vendemmia è sempre svolta manualmente, le fermentazioni avviate senza inoculo mentre per l’affinamento sono utilizzati contenitori in acciaio, botti grandi da 30 q oppure barrique.
La famiglia Macchia ha inoltre aperto la Cantina del Ponte in piazza Cavour a Cocconato e la Cascina Rosegnana, un agriturismo con camere, dove poter gustare la produzione aziendale e godere della bellezza del paesaggio.
Cantina Nicola ha chiuso il tour: ho incontrato Federico Nicola che ha dato vita a questa realtà nel 2001, scegliendo di modificare il suo percorso di studi abbracciando così l’enologia.
Nei vigneti sono presenti le uve di questo lembo del Monferrato, quali grignolino, freisa e nebbiolo ai quali si aggiunge la barbera che viene interpretata in due versioni, una più fresca e immediata e nella versione superiore che affina in legno.
Tra le uve a bacca bianca troviamo lo chardonnay, il sauvignon blanc e l’arneis.
Molto interessante la bollicina metodo classico dedicata alla moglie – Marisol – da chardonnay, in versione extra brut, che ha convinto per la cremosità e setosità dell’assaggio.
Annesso alla cantina il ristorante, aperto nel 2014 che vede impegnata la chef Alessia Rolla e in sala Riccardo Nicola, fratello di Federico: un ambiente curato e raffinato dove sperimentare le proposte di una cucina moderna e creativa.
La storia di Cocconato e delle sue aziende dimostra come un territorio possa rinascere intrecciando memoria e sperimentazione: i vitigni antichi che resistono, le nuove varietà che si affacciano, il tessuto di ospitalità e ristorazione che cresce intorno al vino.
Un mosaico vivo, che racconta la forza di una comunità capace di custodire le radici e, insieme, di guardare avanti.






