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el cuore di Atene si è chiusa un’edizione particolarmente significativa di Artisanal Greek Wineries, l’appuntamento annuale che riunisce le micro-cantine greche aderenti all’associazione Artisanal Wineries of Greece (AWG).
Per due giornate, sabato 24 e domenica 25 gennaio 2026, gli spazi neoclassici del Zappeion Megaron hanno accolto produttori, operatori e appassionati, offrendo una fotografia aggiornata del nuovo corso del vino greco.
L’iniziativa, avviata nel 2017, ha consolidato il ruolo di AWG come piattaforma di riferimento per una rete di realtà familiari che lavorano su piccole superfici, con volumi ridotti e una forte adesione ai vitigni autoctoni e ai terroir locali.
Il tratto che accomuna le aziende presenti non è la dimensione, ma l’orientamento alla qualità e la volontà di portare all’attenzione del pubblico etichette spesso difficili da intercettare nei canali tradizionali.
Nel corso dell’evento è emerso con chiarezza il contributo dell’associazione al rafforzamento della filiera: da un lato la promozione del vino greco di piccola scala attraverso degustazioni, presentazioni e momenti dedicati al confronto professionale; dall’altro un’attività più istituzionale che vede AWG come interlocutore credibile nei confronti di enti pubblici, organismi tecnici e mercati esteri.
A ciò si aggiungono programmi mirati alla trasmissione di competenze alle nuove generazioni, in particolare su imbottigliamento, comunicazione e accesso ai mercati internazionali.
Tra le aziende partecipanti ecco alcune realtà che si sono particolarmente distinte:
- Petrakopoulos (Cefalonia) con Artana, una Robola vinificata in acciaio prodotta nell’annata 2024 in soli 1590 esemplari: pulita, agile che esprime il territorio e il vitigno. Cantina visitata alcuni anni fa e che ho descritto in un precedente articolo.
- Grampsas Winery ( Zakinthos) esprime Skiadopoulos, Goustolidi, Robola, Pavlos nel Verdea (un nome tradizionale di Zante) che significa “verde”, in riferimento al colore verde delle uve quasi acerbe. Maturazione 4 mesi in botti di rovere francese. Un’altra cantina da me raccontata sul blog e che vale la pena di visitare.
- Domaine Karanika (Florina-Aminteo) ha stupito con le sue bollicine, tra cui Cuvée Prestige millesimo 2018 extra brut 6 anni sui lieviti da Xinomavro (90%) e Assyrtiko (10%). La cantina lavora in regime biologico e biodinamico.
- OenopsWine (Drama) creata nel 2015 propone diverse linee in cui si apprezzano le uve autoctone diversamente declinate: più immediate nella collezione Aplà, fino alla Raw, che vede lo Xinomavro (rosso) e il Roditis (bianco) che fermentano con lieviti indigeni con successiva vinificazione in anfora. Sempre presente in Italia al Greek Wine Day.
- Ieropoulos Winery (Nemea) Produttore che conobbi nel 2021 e che mi stupì per la leggiadria del suo agiorgitiko: quando si degusta Daimon pare proprio di essere in Borgogna.
- Skiouros Winery (Serres-Amfipoli), presenta anche a Firenze al Greek Wine Day, ha convinto con il suo orange No Panacea da sauvignon blanc.
- Dougos (Rapasani) ha portato uno Xinomavro da vigne vecchie annata 2023 ricco di sfumature odorose, di corpo e di freschezza, con un tannino amabilmente cesellato. Interessante anche il Limniona.
- Mylonas Winery (Attica) Molto belle le etichette e il vino davvero coinvolgente, per le stupende variazioni del vitigno Savatiano, compresa una retsina rivisitata e molto convincente. Il Pet Nat da Savatiano…si finisce in un soffio!
- Olenos (Larissa), altra realtà che ho conosciuto al Greek Wine Day, ha convinto per la qualità della produzione: particolarmente piacevoli il roditis in acciaio Aloupou 2025, l’Ancestral ottenuto da Limiona.
- Messarea Winery (isola di Tinos) con un vibrante assyrtiko e un vino bianco raro ottenuto dall’uva potamisi, varietà indigena di questa meravigliosa perla delle Cicladi.
- Anatolikos Vineyard (Xanthi) su terreni vulcanici e magri vengono coltivate uve autoctone in regime organico. In cantina vengono usati lieviti indigeni e anfore. Tra i protagonisti, i rossi ottenuti sia da Mavroudi che da Limnio e tra i bianchi una precisa versione in purezza di malagousia, oltre al Pet Nat e all’Orange ottenuti da un blend in diverse proporzioni di assyrtiko e malagousia.
Il messaggio finale lasciato da questa edizione è chiaro: in un Paese che sta investendo in vitigni autoctoni, geografie differenti e identità territoriali ben definite, le piccole aziende non rappresentano un fenomeno marginale, ma un elemento strutturale della viticoltura greca contemporanea.
Artisanal Greek Wineries ha dimostrato come collaborazione e condivisione possano diventare strumenti efficaci per trasformare una galassia di micro-produttori in un soggetto visibile, leggibile e competitivo.
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