Root Winery: innovazione, arte e leggerezza nel cuore dei Castelli di Jesi
Root Winery: innovazione, arte e leggerezza nel cuore dei Castelli di Jesi

Root Winery: innovazione, arte e leggerezza nel cuore dei Castelli di Jesi

Un racconto di @paolowine

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all’energia di Elena e Maxim nasce un nuovo progetto che prende vita in vigna, con radici profonde che si concretizzano nel nome ROOT.

Nel cuore del Classico dei Castelli di Jesi, a Maiolati Spontini (AN), tra venti che soffiano dall’Adriatico fino alle alte colline, crescono rigogliose le vigne di Root.

Radici che affondano nei terreni dando spazio principalmente al re di questo territorio, il Verdicchio, ma lasciando posto anche ad altri vitigni dall’identità interessante, forse atipici, ma profondamente territoriali.

I suoli dalla geologia antica favoriscono la nascita di sfumature color verdicchio e, tra i filari dal disegno geometrico, scorrono le ruote di un mezzo di locomozione originale e divertente: una cabrio sbarazzina color azzurro che, muovendosi agilmente tra le vigne, raggiunge tutti i punti strategici e prosegue fino al centro di Maiolati Spontini.

È la Puma GT, una dune buggy, o forse meglio una “vineyard buggy”, che Maxim guida con decisione per condurre gli ospiti verso il luogo scelto da Elena.

Nella parte più alta delle vigne, ad attenderli, un picnic da lei curato nei dettagli, ricco di bellezza e buon cibo; nel cestello del ghiaccio trova spazio un vino rosa che esprime unicità.

Un wine tour in buggy e un picnic che si affiancano alla visita in cantina e alla degustazione, regalando momenti piacevoli e di autentica leggerezza.

Nel 2022 Elena e Maxim, dopo una ricerca attraverso diversi territori, si innamorano di queste colline e danno avvio al progetto.

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Sfruttando competenze consolidate e acquisendone di nuove, unite a una forte passione anche per l’aspetto artistico, riscattano strutture e vigne dalla lunga storia.

La vendemmia, che si intreccia lungo diagonali e parallele della geometria dei filari, conduce a vini di grande raffinatezza, capaci di interpretare con fedeltà le denominazioni e di spingersi verso interessanti sperimentazioni.

Progetti ambiziosi che non trascurano l’estetica, verso la quale i due mostrano una naturale propensione, così come la comunicazione, diretta e piacevole, che accompagna con immediatezza alla scoperta dell’azienda.

Con Root Winery la degustazione può iniziare da un Metodo Classico di grande interesse: CRU Spontini, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC brut nature, dedicato al musicista Gaspare Spontini, a cui il paese stesso ha voluto rendere omaggio nel proprio nome.

Un vino in cui arte e stile si fondono, e in cui territorio e vitigno arrivano chiari all’assaggio.

Nei vini fermi, l’etichetta, immediatamente riconoscibile, si mostra in diagonale sotto le colorate gommalacche che proteggono le chiusure: un’elaborazione elettronica di immagini che sovrappone gli sguardi di tutti i papi, dal primo fino a Papa Francesco.

Un effetto di forte impatto, che non passa inosservato e che aggiunge una dimensione quasi sacra all’insieme.

Questa speciale etichetta accompagna anche le altre bottiglie contemporanee dell’azienda, a partire dal Marche IGT Lumen, in edizione limitata, che si distingue per una particolare tecnica di vinificazione del Verdicchio capace di renderlo più attuale.

Apiana, Marche IGT Fiano, non è goloso soltanto in vigna per le api, ma anche nel calice, dove già al naso richiama chiaramente l’uso che se ne faceva in passato.

L’espressione più classica dell’azienda trova voce in Habemus, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore, ottenuto da vigne ultrassessantenni: un vino che si presenta con un’etichetta più sobria ma che nel calice è tutt’altro che austero, incarnando con eleganza l’essenza del Verdicchio.

Con Firmior, Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore, ritorna l’etichetta dei papi, questa volta accompagnata da una chiusura a vite, forse a sottolinearne una maggiore immediatezza.

Nel progetto trova spazio anche un vino che insegue desideri speciali: Lumen Zero, un interessantissimo vino dealcolato.

Grazie a un sistema estremamente delicato e a una tecnica di alto livello, mantiene una chiara impronta enologica. In degustazione è impossibile ignorare l’assenza delle sensazioni legate all’alcol, ma l’assaggio risulta sorprendentemente divertente.

Un prodotto che si colloca tra vino e bevanda, stimola la riflessione degli appassionati ed è pensato per chi non beve o non può bere alcol ma ricerca comunque la bellezza del calice.

Valorizzare il territorio mantenendo uno stile classico e colto, proprio della denominazione dei Castelli di Jesi, è senza dubbio un obiettivo centrato dalla Root.

Tuttavia, Elena e Maxim non rinunciano a rendere l’esperienza più spensierata: dal picnic in vigna con l’adorabile buggy al vino rosa nel cestello del ghiaccio, In Due, nato dall’incontro tra Sangiovese e Nerello Mascalese, assaggiabile esclusivamente in azienda.

Un calice che non trascura l’aspetto emozionale tanto caro ai due, anticipato ancora una volta dall’etichetta dei papi, questa volta senza capsula, forse per facilitarne l’apertura una volta scesi dalla cabrio.

E poi c’è una novità che aggiunge un ulteriore tassello di storia: il recupero di un antico locale nel centro del paese.

Una scoperta affascinante, destinata a diventare uno spazio fruibile per gli amici di Root.

Varcata la soglia, si incontrano botti antiche che ancora profumano di Verdicchio, casse di legno d’altri tempi e il silenzioso racconto di un palmento storico, perfettamente conservato.

Per conoscerne il futuro, non resta che restare connessi.

@paolowine

 

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