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Quando le luci del Kurhaus tornano ad accendersi sul Passirio, l’atmosfera non è mai semplicemente quella di un sipario che si solleva.
È il riaffiorare di un rito.
Giunto alla sua 35ª edizione, il Merano WineFestival si conferma non soltanto come un palcoscenico di prim’ordine, ma come un luogo dell’anima per chiunque consideri l’enogastronomia una forma alta di cultura.
Ripercorrere la storia di questa manifestazione significa tornare all’origine di un’intuizione controcorrente.
Nei primi anni ’90, quando il mondo del vino ragionava prevalentemente per volumi e codici standardizzati, un giovane visionario — Helmuth Köcher — decise di tracciare un solco del tutto nuovo.
La sua fu un’idea coraggiosa e severa: riunire solo l’eccellenza assoluta, selezionata senza compromessi, offrendo ai produttori e al pubblico uno spazio elegante in cui il tempo potesse finalmente rallentare per fare spazio al racconto.
Köcher non si è mai limitato a scoprire le grandi firme o i gioielli nascosti della tavola e della cantina.
La sua forza profonda residua nella straordinaria capacità di comunicare queste scoperte.
Con un linguaggio autentico, mai sopra le righe, ha trasformato la degustazione in un dialogo paritario tra autore e appassionato.
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Ha dato voce alla terra prima ancora che al calice, insegnando a un’intera comunità di professionisti e degustatori ad ascoltare la memoria di un territorio prima di giudicarne la forma.
Un attaccamento viscerale alle radici che trova la sua espressione più simbolica nel viscerale legame con i vini della Georgia.
Köcher ha compreso prima di molti altri che guarda avanti solo chi sa proteggere il principio: l’uso del qvevri, l’anfora millenaria, il rispetto per la fermentazione primordiale e la devozione all’origine geografica e storica della vite non sono per lui elementi folkloristici, ma il fulcro di un’etica del vino.
Celebrare la Georgia a Merano significa rendere omaggio al cordone ombelicale dell’enologia mondiale, richiamando tutti a una dimensione di rispetto per la terra e per la tradizione.
Riaprire dal 6 al 10 novembre quelle porte decorate significa riaccendere una luce unica sul panorama enologico internazionale.
Il Merano WineFestival festeggia 35 anni senza aver smarrito la spinta originaria del suo creatore: la ricerca instancabile del bello e del ben fatto, la dignità del lavoro contadino e quell’eleganza sobria che continua a rendere unico ogni incontro sotto i soffitti del Kurhaus.

