Un tour in Irpinia, insieme ad amici e professionisti del vino, per “respirare” i calici di Quintodecimo con il Prof. Luigi Moio e Laura Di Marzio.
Le emozioni di @paolowine
A
ll’arrivo, il paesaggio ci accoglie con tante sfumature di rosso ma non solo, le foglie di aglianico si alternano a quelle chiare dalle tonalità dei bianchi.
Mentre saluto chi ci riceve, guardo intorno e resto affascinato dalla bellezza composta dall’equilibrio delle forme e dei colori.
Arrivata a salutarci Laura, si è aggiunta una sensazione amicale con invito a mirare il territorio catturando la biodiversità e i riferimenti enologici, il passo successivo, quello di Luigi che, allo stesso sguardo ha aggiunto un occhio verso il perché delle cose con nozioni scientifiche e matematiche.
La complicità delle visioni, si è rivelata necessaria per la comprensione di tutti i processi, fino all’assaggio dei vini.
Dopo una passeggiata per le vigne e locali di vinificazione, siamo arrivati in sala degustazione.
Tutto è sembrato semplice, i concetti apparentemente articolati scorrevano liberi, proprio come i disegni presenti nel libro “Il Respiro del Vino”.
Un’occasione unica per fare domande, chiedere chiarimenti, cercare spunti per studi più approfonditi, questo il nostro progetto, in realtà però si è rivelato molto più snello il tutto, le risposte del Professore arrivavano prima delle domande, anticipando gli sguardi e le affermazioni, tutto sempre orientato verso la comprensione del vino di qualità.
I concetti e le sensazioni percepite, sono stati dei piacevoli racconti, una serena comunicazione fatta con coinvolgenti dinamiche, frutto di grande consapevolezza senza esposizione artificiale di soli fatti teorici.
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Il mio stile è sempre lo stesso, resto un appassionato con qualche competenza e, fedele al mio status, ricerco anche le emozioni; chiedo al Professore un riferimento alle emozioni e, con mio piacere, ricevo la conferma, le emozioni sono tangibili, tutto quel che ruota intorno al mondo del vino è emozionale.
È proprio con questo sentimento che mi azzardo a scrivere questo racconto, a narrare quanto respirato in vigna, in cantina e in sala degustazione, con la libertà di un vero appassionato che cerca di sorvolare la tecnica, lasciando lo spazio a chi di scienza se ne intende.
IL SOGNO DI LAURA E LUIGI
Nella montagna campana, lungo la dorsale appenninica, in un territorio verde caratterizzato da boschi secolari e sorgenti d’acqua, c’è l’Irpinia, luogo ricco di biodiversità, dolci rilievi e borghi storici.
Sulla cima di una piccola collina, nel comune di Mirabella Eclano, c’è un luogo eletto dalla natura per vini di grande qualità; dall’intuizione di famiglia e dalla volontà di Laura Di Marzio e Luigi Moio, nasce la Tenuta Quintodecimo; territorio scelto per l’evidente espressione degli elementi, ben verificato da Laura con le sue alte competenze in scienze biologiche ed enologia e da Luigi, professore dall’importante curriculum noto a tutti.
Il sogno dei due, quello di creare un riferimento di alto livello per celebrare il vino di qualità, non ha tralasciato alcun particolare, dal nome dell’azienda al vino, tutto è frutto di alta ricerca con attenzione alla bellezza ed esame scientifico.
INSEGUENDO IL N. 5
Visitare la cantina e assaggiare i vini Quintodecimo, è un’esperienza che fa viaggiare nella scienza e nella bellezza, dalla vigna al calice, nel territorio di Mirabella Eclano.
Un viaggio nel fascino inseguendo il numero 5, il numero si ripete dal nome della cantina alle fasi tecniche, nonché l’insieme degli elementi, arrivando ai calici; vini estremamente raffinati con espressione di eleganza, un riflesso di sapiente tecnica che si trasferisce in ogni vino.
LUOGO DI BELLEZZA
Il nome, è un riferimento al punto storico dell’antica Aeclaum, antico insediamento di Sanniti sulla Via Appia, divenuta successivamente colonia Romana, annessa in seguito dai Longobardi al Ducato di Benevento.
L’antica città, distrutta poi dall’esercito bizantino, venne nominata Quintum Decimum (quindici miglia), la distanza dall’antica Benevento.
Non molto distante, venne trasferito il centro abitato, rinominato poi successivamente Mirabella Eclano, molte le vicende storiche di questo territorio interessanti da studiare, il prefisso però Mirabella, è quello che colgo per il collegamento al vino, risuona di bellezza, proprio quella che si fa mirar quando si arriva nei vigneti di Quintodecimo.
Sarà la bellezza, in questo territorio tuttavia, lo straordinario equilibrio degli elementi naturali, si mescola alla scienza delle vigne che, attraverso l’alternanza dei colori di ogni stagione, permette alle radici di assorbire il territorio e nel mentre, avviene il respiro dell’aria formulata da buone escursioni termiche, fatte di inverni rigidi, nevosi ed estati miti, stimoli che rendono preziose le bacche di falanghina, di greco, di fiano e di aglianico.
UN GIARDINO DI SCIENZA
L’esame dei terreni, l’incanto del territorio, il fascino di ogni versante degli impianti, sono evidenziati come un’opera d’arte in tutta la tenuta; le vigne si mostrano come un giardino, un viale in pendio delimitato da cipressi, unisce gli edifici alle vigne.
Gli stabili sono ricchi di eleganti ornamenti con riferimenti all’attività vitivinicola, un contorno di grappoli dai colori che rappresentano le varietà allevate.
Voltando lo sguardo, si apre la vista sulle vigne che convergono tutte su una vigna sperimentale di forma circolare che, segna la parte più bassa e che, si mostra con una sezione aurea, chiara associazione all’armonia, all’equilibrio, alla bellezza presente in natura, nell’arte e nell’architettura.
Tutto si mostra con chiari calcoli e valutazioni, la scienza è mescolata alla bellezza e appare evidente in tutte le fasi di Quintodecimo.
IL RESPIRO
Il respiro del vino, oltre ad essere il libro del Prof. Luigi Moio, ormai di grande ispirazione per chiunque interessato a comprendere il vino di qualità, è anche forse la funzione vitale che sin da piccolo egli ha assorbito.
Sin dalla nascita, nella cantina del padre Michele, famoso per aver rilanciato il Falerno negli anni 50, il giovane Luigi, con divertimento e naturalezza, si è appassionato alla magia del vino.
Gli studi enologici li fece con consapevolezza però anche della sua grande predisposizione alle materie scientifiche, fattore che lo spinse ad approfondire la materia, non solo quindi fare vino ma ricercare la formula della qualità.
Scelse il luogo giusto per farlo, si trasferì in Borgogna e durante quegli anni aggiunse alle sue competenze enologiche e scientifiche, la creatività e la formula per creare il suo vino.
Competenze che, unite a quelle della moglie Laura, nel 2001 hanno dato il via all’idea di Quintodecimo, un progetto del cuore.
LA CREAZIONE
Mentre al concetto di creazione del vino, spesso vengono dati significati più vicini alla natura, agli astri o mentalismi, in Quintodecimo, con la presentazione puntuale di tutti gli aspetti scientifici, sin dalla vigna, il vino assume un significato più tangibile, per merito della precisa tecnica di ogni procedimento.
Prevenire eventuali errori e difetti, per non procedere poi a rimedi dannosi, è l’approccio che il Professore ricorda con chiarezza in ogni passaggio.
Senza le giuste conoscenze, si rischia di fare vino casuale o con parametri rischiosi da dover correggere successivamente, il processo di vinificazione necessita di assistenza in tutte le fasi, operazioni non fortuite ma frutto del sapere che percorrono l’esame dalla vigna al calice.
Per farlo è necessario conoscere bene le particolarità del luogo, del microclima, dei terreni, del ciclo del vitigno usato e cercare l’espressione che esso può dare al vino, una valutazione attenta, pensata prima della creazione, parametri che permettono la realizzazione di un’opera unica ed espressiva.
Operazioni che richiedono tempo e impegno, l’analisi di tutte le fasi che l’uomo fa per produrre il vino, non sono naturali, avvengono anteriormente con la consapevolezza del progetto da realizzare.
Sempre ricordando la bellezza delle cose, a cui io aggiungo il concetto di emozione, arriva il piacere all’assaggio dei vini e, agli aspetti tecnici, si aggiungono richiami ben definiti; tutte le fasi gusto olfattive incorniciano la creazione del vino e, nei vini Quintodecimo, risplendono cornici di pregio, elementi di facile riconoscibilità dei caratteri del territorio, dei vitigni e dello stile di vinificazione.
Estrema raffinatezza che emerge in degustazione, con finale lungo al gusto, presente anche fin dopo le conversazioni.
INVECCHIARE RIMANENDO GIOVANI
Il concetto ben marcato che il Professore espone nel suo libro, è stato confermato durante la degustazione, la volontà di far invecchiare i vini rimanendo giovani.
Un apparente ossimoro che emerge chiaro con i vini di Quintodecimo; nei vini la risultanza è speciale, gli anni si aggiungono con esperienza, senza cancellare le sensazioni più giovani, scienza e conoscenza si trasmette sino ai calici, rallentando il decadimento.
Emozionante scoprire l’espressione mai vecchia.
Un parametro veramente coinvolgente.
I CALICI
La degustazione segue con un procedimento canonico, dai bianchi più leggeri ai rossi più di corpo.
La sensazione trasversale con assaggi senza mai prevaricazioni, dall’apparente leggiadria del primo bianco alla muscolatura agile dell’ultimo rosso, non ho mai percepito ostacoli, l’eleganza delle sensazioni, in un crescendo.
Continuità svolta senza mai cancellare il vino precedente sempre con aggiunta di emozioni.
I vini bianchi:
L’espressione del primo bianco entusiasma, l’Irpinia Falanghina DOC, Via del Campo 2024, regala progressive emozioni, al primo assaggio si presenta delicata ma, dopo il primo istante, si esprime con grande carattere.
L’Exultet 2024, Fiano di Avellino DOCG, si mostra con maggiore corpo, inizia con un aspetto mite e poi si sviluppa più energicamente con un regalo di sensazioni all’assaggio e alla persistenza.
Il Greco di Tufo DOCG, Giallo d’Arles 2024, si anticipa con una tonalità di colore decisa, assaggiandolo arrivano sensazioni più mature che completano tutta la fase dei vini bianchi con elementi di congiunzione con i vini rossi.
A celebrare la conclusione con le bacche bianche, un vino che è una celebrazione, la Grande Cuvée Luigi Moio annata 2021, l’unione delle tre varietà, con grande equilibrio concorre in un vino coinvolgente che ricorda, assaggiandolo, il suo importante procedimento e richiama alla particolarità del territorio.
I vini rossi:
Terra d’Eclano 2023, Irpinia Aglianico DOC, alla mescita esplode con note affascinanti che richiamano vitigno e territorio, sensazioni che tornano all’assaggio con completezza ed eleganza già mostrata dal colore e luminosità.
Un sorso che non si dimentica, che emoziona e che fa brillare gli occhi.
E poi, arriva un vino da uno speciale cru, quel piccolo appezzamento su in alto che abbiamo ben ammirato per le sue belle foglie rosse dell’aglianico, Vigna Grande Cerzito.
Vigna che dà nome al Taurasi Riserva DOCG, all’assaggio la 2020 conferma le aspettative, con evidenze di complessità e maturazione, sensazioni vive però, un calice che esprime il concetto di gioventù che non invecchia.
Un vino che rispecchia le fasi, ricorda il disciplinare Taurasi ma si mostra senza pesantezza, evidente stile Quintodecimo.
Mentre ancora se ne parla e si riepilogano le sensazioni, il gusto continua al palato, si prosegue ancora a parlare di vino e la persistenza resta.
Un bel momento emozionale e tecnico grazie a Laura Di Marzio e Luigi Moio, vissuto insieme agli amici, che ringrazio, Annamaria e Antonio Iaccarino, Alessia Bizzarri, un ristretto numero di sommelier dal Belgio di EU Sommelier Association e in felice compagnia di Natascia Sole.
Soc. Agr. Quintodecimo
Vignaioli in Mirabella Eclano
QUINTODECIMO
Via San Leonardo, 27
Mirabella Eclano AV
+39 0825 449321
quintodecimo.it






