Oinorama 2026 (Seconda Parte)
Oinorama 2026 (Seconda Parte)

Oinorama 2026 (Seconda Parte)

Il racconto e i miei assaggi migliori

A

metà marzo, Atene torna a essere uno dei punti di osservazione più interessanti per comprendere lo stato dell’arte del vino greco. Oinorama, giunto alla sua trentaduesima edizione, si conferma come la più ampia piattaforma dedicata esclusivamente alla produzione ellenica, capace di riunire in un unico spazio territori, vitigni e approcci stilistici spesso difficili da leggere nel loro insieme.

L’edizione 2026, ospitata eccezionalmente nel nuovo spazio ONASSIS READY ad Atene, ha mantenuto dimensioni che restituiscono bene il peso della manifestazione: circa 250 espositori, oltre 2.500 vini e distillati in degustazione e una partecipazione che supera i 10.000 visitatori tra professionisti e appassionati, provenienti non solo dalla Grecia ma anche dall’estero. Numeri che non sono solo quantitativi, ma che riflettono una crescente articolazione del panorama produttivo greco, sempre meno riconducibile a poche denominazioni o varietà simbolo.

Ciò che colpisce, attraversando la manifestazione, è la sua capacità di funzionare contemporaneamente su più livelli. Da un lato resta una fiera tecnica, con la presenza di fornitori e attrezzature (Oenotechnica), dall’altro si configura sempre più come uno spazio di racconto, dove il vino viene presentato attraverso narrazioni di annata, di territorio e di identità produttiva. In questo senso, Oenorama non è soltanto un luogo di assaggio, ma un osservatorio privilegiato sull’evoluzione culturale del vino greco.

Alcune sezioni, ormai consolidate, aiutano a orientarsi in questo mosaico. La Tasting Gallery, riservata agli operatori, permette una lettura più analitica delle nuove uscite, mentre la Wine Revelations Hall continua a essere uno dei passaggi più interessanti: qui trovano spazio piccole realtà, produzioni limitate, cantine emergenti che spesso anticipano direzioni stilistiche ancora in fase di definizione. È una sezione che negli anni ha assunto un valore quasi predittivo, utile per intercettare i cambiamenti prima che diventino evidenti su larga scala.

Accanto a questo, l’edizione 2026 ha insistito su alcuni focus tematici. Il più evidente è quello dedicato all’Assyrtiko, con un wine bar interamente costruito intorno al vitigno, presentato nelle sue diverse espressioni territoriali, ben oltre il riferimento ormai classico di Santorini. Una scelta che riflette il ruolo crescente di questa varietà come ambasciatrice internazionale del vino greco, ma anche la volontà di mostrarne la pluralità, evitando letture troppo semplificate.

Interessante anche l’introduzione della sezione Wine Experiences, pensata come spazio aperto a sperimentazioni, nuovi progetti, tecnologie e approcci non convenzionali. Qui il vino dialoga con ricerca, innovazione e servizi, segnalando come il sistema vitivinicolo greco stia cercando nuove forme di racconto e di mercato, senza perdere il legame con una tradizione ancora molto presente.

Non manca, infine, una riflessione più pragmatica, rappresentata dall’area dedicata ai cosiddetti “Value Wines”, etichette con prezzo contenuto (entro i 10 euro) selezionate direttamente dai produttori. Un segmento che guarda chiaramente al mercato e alla ristorazione, ma che al tempo stesso prova a dimostrare come la qualità possa essere mantenuta anche in fasce di prezzo accessibili.

Nel suo insieme, Oinorama continua a funzionare come una fotografia complessa e stratificata del vino greco contemporaneo. Non una vetrina celebrativa, ma un luogo dove convivono tradizione e tensione evolutiva, identità territoriali forti e sperimentazioni ancora in divenire.

Da qui si può partire per entrare nel dettaglio: nei bicchieri, nei singoli assaggi, nelle storie dei produttori. È lì che questa grande narrazione collettiva trova davvero il suo senso.

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Emozioni da stampare

Emozioni da stampare

Ciao, sono Olga Sofia di wineloversitaly, l’ideatrice della prima guida social I Vini del Cuore …

1) Garalis Winery: azienda conosciuta al Greek Wine Day a Firenze, ideato e organizzato da Haris Papandreau. La famiglia Garalis, proveniente dall’Asia Minore, si dedicò inizialmente alla viticoltura e in seguito alla produzione di vino. Le famiglie d’origine sia di Manolis Garalis che di sua moglie, Maria Markakis, coltivarono la terra e i vigneti dell’isola di Lemno per oltre un secolo.

Terra Ambera Amphora – moscato di Alessandria 100%

Profilo olfattivo che ricorda la scorza d’arancia, sentori di mela cotogna, albicocca e fiori disidratati, incenso ed erbe aromatiche. Lieve astringenza dovuta alla macerazione, bella acidità e persistenza.

2) Diamantakis Winery: azienda cretese, presente anch’essa a Greek Wine Day e premiata per il Diamantopetra dalla guida social i Vini del Cuore. L’azienda è una moderna realtà vinicola che ha sede a sud di Heraklion, appena fuori dal villaggio di Kato Asites

Petali – assyrtiko 100 %

Si riconoscono i profumi di agrumi freschi, le note floreali e il timbro delle erbe selvatiche che crescono sui rilievi cretesi. In bocca è molto piacevole, per la vibrante acidità e il bilanciamento alcolico.

3) Moraitis Estate. Azienda visitata lo scorso anno a Paros, che produce vini molto caratteristici e che ha una lunga e importante tradizione. (vedi precedente articolo su wineloversitaly!)

Potamisi 2025 – single vineyard dry wine

da una varietà rara a bacca bianca che tende a crescere in orizzontale per “proteggersi dal vento”: note floreali, albicocca e cera d’api. In bocca predomina la sapidità.

4)Thymiopoulos Vineyards: azienda conosciuta al Greek Wine Day e visitata, che lavora in regime biodinamica nella Naoussa. Lo xinomavro è il vitigno principe che regale sempre piacevoli sorprese.

PDO Naoussa Earth and Sky Xinomavro 100%: vino premiato due anni fa dalla guida social I Vini del Cuore, che riesce sempre a emozionare. Un vino leggiadro, con una trama tannica setosa ed integrata, profumi di ciliegia, di foglia di pomodoro e pomodoro secco, di lentisco.

5) Akriotou Microwinery: nel 2015, Vasiliki Akriotou, enologa che lavora in una cantina della Grecia centrale dal 1997, decide di creare la sua prima linea di vini, con l’intento di racchiudere in essi sia la sua esperienza maturata osservando a lungo i vigneti della Grecia centrale, sia la sua visione dei suoi vitigni preferiti.

Nasce così “Orivatis” (scalatori in italiano), una serie di vini il cui nome vuole “dichiarare” il difficile percorso che bisogna seguire per produrre un vino di alto livello. Il Savatiano è il vitigno che viene espresso in diverse versioni, cercando in vigna attraverso potature mirate e basse rese, di raggiungere la più alta qualità delle uve.

Soul Food – Savatiano 100% da vecchie vigne di 35- 40 anni poste a circa 400 mt slm nella regione di Plateas. Diraspatura, macerazione a freddo con contatto con le bucce in condizioni controllate, fermentazione alcolica a temperature gradualmente crescenti con lieviti indigeni. Profumi che ricordano il limone, il pompelmo, il cedro, la mela verde e un finale sapido che chiude ancora su note agrumate.

Dall’isola di Cefalonia due bellissime realtà in cui ho avuto il piacere di degustare meravigliose espressioni di Robola:

6) Sarris Winery: La cantina Sarris è stata fondata nel 2016 da Panos Sarris, che ha ereditato la passione per la vinificazione dalla sua vasta esperienza come sommelier ed è situata vicino alla spiaggia di Avithos, nel pittoresco villaggio di Svoronata a Cefalonia.

PDO Cefalonia Panochori – Robola 100% da vecchie viti fermentazione con lieviti indigeni in acciaio, affinamento in acciaio. Profilo olfattiva che regala sentori di frutta a polpa gialla, ginestra, agrumi. Sorso avvolgente e fresco, buona persistenza.

7) Sclavos Winery. La famiglia Sklavou, originaria di Ntomata di Livathou, dato che erano armatori, emigrò a Odessa, in Russia, nel 1700 e si occupò del trasporto di grano con le proprie navi mercantili private. Intorno al 1860 il bisnonno Evryviadis era a capo di un’importante azienda vinicola di proprietà della famiglia a Odessa. Negli anni successivi, in particolare nel 1919, dopo la Rivoluzione russa del 1917, il nonno Evryviadis tornò a Cefalonia dove piantò le prime viti nella tenuta privata (50 acri) nella zona di Kechrion a Palli, sulle pendici della collina di Laskaratos.

Zakhyntino Orange nasce da uve del vitigno autoctono Zakynthos, coltivate nell’area di Elios, nella parte meridionale di Cefalonia. Qui, sull’altopiano di Elios-Pronnon esposto a sud-ovest, i suoli argilloso-limosi e l’influenza diretta del massiccio dell’Ainos contribuiscono a definire il carattere del vino.

La vinificazione prevede una macerazione sulle bucce per l’intero periodo della fermentazione alcolica, svolta in vasche di cemento a forma d’uovo da 1700 litri. Il vino resta poi sui propri lieviti fini, dove si completa anche la fermentazione malolattica nell’arco di circa un anno, prima di essere imbottigliato senza filtrazioni.

L’estrazione così condotta mette in evidenza una trama fresca e dinamica, sostenuta da acidità e tannini ben integrati, restituendo un vino articolato, persistente e dal finale lungo.

8) Argyros Estate – Isola di Santorini. Azienda visitata qualche anno fa, che possiede vigne centenarie e non innestate nelle migliori posizioni dell’isola. Precisa ed emozionante l’espressione dell’assyrtiko, assolutamente di rara bellezza.

PDO Santorini Cuvee Palatia 2023 – 100% assyrtiko. Uve selezionate da antiche vigne, lavorazione in acciaio e naso di grande complessità olfattiva, dove spiccano gli agrumi, sentori di pesca e nespola e note di pietra focaia. In bocca stupisce per l’agile freschezza e il suo lungo finale.

10) Ousyra Winery La cantina Ousyra è un’azienda vinicola a conduzione familiare situata sull’isola greca di Syros, che produce vini che esprimono appieno il terroir, utilizzando rare varietà autoctone delle Cicladi.

Amphora Monemvasia 2025 è un vino biologico in edizione limitata, concepito come progetto sperimentale per mettere a fuoco l’identità più autentica del vitigno autoctono Monemvasia di Paros. Le uve, dopo una fase di raffreddamento di circa 24 ore, vengono pressate a grappolo intero e avviate a fermentazione in anfore di argilla, dove restano per 21 giorni. L’affinamento prosegue per 8 mesi negli stessi contenitori, seguito da una sola filtrazione prima dell’imbottigliamento e da ulteriori 6 mesi di maturazione in bottiglia.

Nel bicchiere esprime un profilo olfattivo nitido e stratificato: note di agrumi maturi, scorza d’arancia e cedro si intrecciano a richiami di erbe mediterranee, fiori secchi e una lieve traccia salina, con accenni di miele chiaro e tè. La componente dell’anfora restituisce anche una sfumatura terrosa e leggermente speziata

11) Nysiros Wines: ha sede a Nisyros, una piccola isola vulcanica del Dodecaneso vicino a Kos, e trova proprio nel paesaggio e nell’energia del suo vulcano attivo il punto di partenza del progetto.

Da un lato c’è una tradizione vitivinicola fragile, quasi residuale, che rischiava di scomparire; dall’altro un territorio straordinario, per certi versi ancora più segnato dalla matrice vulcanica rispetto a Santorini, ma al tempo stesso più aspro, isolato e limitato nelle superfici. È in questo contesto che nasce, nel 2020, un progetto con un obiettivo preciso: recuperare e valorizzare il terroir del Dodecaneso.

Con il tempo, lo sguardo si è ampliato all’intero arcipelago, con l’intenzione di riportare attenzione anche su vitigni e vigne meno conosciuti di questa parte dell’Egeo.

A Nisyros sono stati messi a dimora circa 10 ettari di vigneto, di cui 2,5 già in produzione, con varietà come Assyrtiko, Mavrotragano e Mavrothiriko. A questi si affiancano uve provenienti da vigneti selezionati di Rodi, in particolare Athiri, un vitigno autoctono spesso sottovalutato ma di grande interesse.

La gestione agronomica segue i principi dell’agricoltura biologica e sostenibile; in cantina l’approccio è altrettanto misurato, con interventi ridotti all’essenziale per preservare l’identità delle uve e accompagnare il vino nella sua evoluzione nel tempo.

IGP Dodecanneso 3,2,1 è un vino bio ottenuto da Athiri 100%: le uve provengono da vigne centenarie a piede franco localizzate sull’isola di Rodi a 900 mt slm. Elegante e raffinato, con armonie floreali e ben equilibrato al sorso.

12) Skiouros Winery: Azienda a conduzione familiare che ha sede a Salonicco e che ha una cura meticolosa sia nella conduzione agronomica in vigna che in quella enologica in cantina. Theodoros Nathanailidis ha trasformato una passione nel suo lavoro e coltiva circa 22 ettari nella zona di Amphipolis.

PGI Serres No Panacea Sauvignon blanc Natural Orange Wine: vendemmia manuale di uve coltivate in regime biologico, vinificazione in acciaio, imbottigliato non filtrato.Una interpretazione del sauvignon molto particolare che colpisce per la ricchezza del ventaglio olfattivo, non legata alla tipicità del varietale.

 

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