Oinorama 2026 (Prima Parte)
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Un evento del vino greco da non perdere a Onassis Ready ad Atene

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al 13 al 16 marzo la capitale della Grecia è stata protagonista di un importante evento del vino greco: originariamente ospitata allo Zappeion si è trasferita a Onassis Ready: due ampi saloni con presenza di cantine da tutte le isole, dal continente, e da Cipro.

Mi sono dedicata alla viticoltura nell’isola di Cipro, che affonda le sue radici in una storia antichissima, che accompagna l’isola mediterranea da millenni.

Qui la vite non è soltanto una coltura agricola ma una presenza costante nel paesaggio e nella cultura locale, tanto che alcune pratiche e varietà conservano caratteristiche che altrove sono scomparse da tempo.

Uno degli elementi che rendono il vigneto cipriota particolarmente interessante è il fatto che non sia mai stato colpito dalla fillossera.

L’isolamento geografico dell’isola ha impedito la diffusione di questo insetto che alla fine dell’Ottocento devastò gran parte dei vigneti europei.

Di conseguenza molte viti crescono ancora a piede franco, cioè sulle proprie radici, senza innesto su portainnesti americani.

Si tratta di una condizione oggi piuttosto rara nel panorama vitivinicolo mondiale e che rappresenta un patrimonio agronomico e storico di grande valore.

Gran parte della viticoltura cipriota si sviluppa nelle zone collinari e montuose dell’interno, in particolare sulle pendici dei monti Troodos.

Qui i vigneti si trovano spesso oltre i seicento metri di altitudine e beneficiano di un clima più fresco rispetto alle aree costiere.

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I suoli, frequentemente di origine calcarea o gessosa, contribuiscono a creare condizioni favorevoli alla coltivazione della vite e alla produzione di vini che mantengono una buona freschezza nonostante il clima mediterraneo.

In queste aree la viticoltura è tradizionalmente frammentata in piccoli appezzamenti e villaggi vitati, dove la coltivazione della vite continua a essere parte integrante della vita rurale.

Tra le espressioni più emblematiche della tradizione enologica dell’isola spicca la Commandaria, un vino dolce che occupa un posto speciale nella storia del vino europeo.

Prodotto con uve lasciate appassire al sole prima della vinificazione, ha una storia che viene fatta risalire almeno all’epoca delle Crociate, quando era già apprezzato e commerciato dai Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni.

Il suo stile ricco e concentrato, con aromi di frutta secca, miele e spezie, lo ha reso uno dei vini storicamente più celebrati del Mediterraneo orientale.

Il sistema di tutela delle denominazioni sull’isola comprende diverse zone a denominazione controllata, chiamate OEOP, acronimo di Oinos Eleghomenis Onomasias Proelefsis.

Tra queste figurano la storica area della Commandaria e altre regioni viticole come Krasohoria Lemesou, Laona Akamas, Pitsilia e Vouni Panayia Ambelitis.

Queste aree riflettono la diversità geografica e climatica dell’isola e contribuiscono alla definizione degli stili dei vini locali.

Al centro della viticoltura cipriota restano soprattutto i vitigni autoctoni, molti dei quali hanno una storia antica ma stanno vivendo una nuova stagione di attenzione e valorizzazione.

Tra le varietà a bacca bianca domina lo Xynisteri, il vitigno più diffuso dell’isola, capace di dare vini freschi e relativamente leggeri, con una moderata acidità e profumi che spesso richiamano agrumi e frutta bianca.

Accanto a questa varietà storica, alcune uve locali stanno attirando l’interesse dei produttori e dei ricercatori.

La Promara, ad esempio, è una varietà antica riscoperta negli ultimi anni e oggi vinificata con risultati interessanti, offrendo vini eleganti e caratterizzati da delicate note floreali.

Anche lo Spourtiko rappresenta una componente tradizionale del vigneto cipriota e viene utilizzato per produrre vini aromatici e di beva immediata.

Tra le varietà a bacca rossa, il vitigno più coltivato resta il Mavro, che storicamente ha rappresentato la base di molti vini locali e continua a essere impiegato sia per rossi e rosati sia nella produzione della Commandaria.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’attenzione di molti produttori si è concentrata su varietà come il Maratheftiko, considerato uno dei vitigni autoctoni più promettenti dell’isola.

Questa uva è capace di generare vini strutturati, intensamente aromatici, con profumi di frutti rossi e una buona capacità di evoluzione.

Un’altra varietà che sta emergendo con maggiore evidenza è lo Yiannoudi, che offre vini dal carattere deciso e sta contribuendo a ridefinire il profilo dei rossi ciprioti contemporanei.

Il panorama vitivinicolo di Cipro appare oggi in una fase di rinnovamento, in cui tradizione e ricerca procedono insieme.

Da un lato rimane forte il legame con una storia antica, fatta di vigneti a piede franco, villaggi vitati e vini storici come la Commandaria; dall’altro cresce l’attenzione verso i vitigni autoctoni e verso una viticoltura capace di raccontare il territorio dell’isola con maggiore precisione.

In questo equilibrio tra memoria e sperimentazione si sta delineando il futuro del vino cipriota.

Ecco i miei migliori assaggi a OINORAMA 2026, tra quelle cantine che sono riuscita a conoscere, alla scoperta dei vini di Cipro.

Vouni Panagia:

 PGI Pafos Woman in the wine press, vino bianco in 1640 esemplari. L’uva è autoctona, si chiama Morokanella, dopo la raccolta manuale segue una breve macerazione a freddo. La vinificazione avviene in contenitori di acciaio e il vino riposa alcuni mesi sulle fecce fini.

PGI Pafos Plakota (Mavro e Maratheftiko le uve autoctone) da viti franche di piede. Note succose di frutta rossa e trama tannica setosa, con buona persistenza.

Mystes Winery:

Orange Xinisteri 2024: dal vitigno bianco più coltivato a Cipro un vino affascinante che esprime sentori di frutta tropicale, fiori di arancio, gelsomino e resina. Al palato presenta una bella freschezza e una leggera astringenza che risulta decisamente piacevole.

Le uve macerano circa 25 giorni in contenitori di legno usati.

Molto interessante il rosso ottenuto da Giannoudi e Maratheftico annata 2022, un rosso di buona struttura che fermenta con lieviti indigeni. Aromi di piccola frutta rossa, mirtillo e lampone, spezie e viola. Finale che si allunga e chiude su note di marasca.

Krasopoulin Winery

Una storia davvero speciale quella che lega il nome dei vini dedicati alla nonna e al nonno degli attuali proprietari e il rosè che si chiama Agapi (Amore) e che riporta in etichetta un filo che lega due persone e forma il segno dell’infinito: mi spiegano che i due sposi sono stati sempre insieme, per 75 anni e sono morti a distanza di pochissimi giorni uno dall’altro. È ottenuto dalla varietà a bacca nera Mavro, regala profumi freschi di fiori e di ciliegia.

Viticoltura di montagna, le vigne hanno dai 60 ai 100 anni e sono situate a circa 1500 metri s.l.m.

Tsiakkas Winery

Dry White Sparling Xynisteri 2025 un Pet Nat piacevole, fresco, agrumato e floreale, che ti catapulta in estate, quale compagno di momenti spensierati con gli amici. Eleganza e bevibilità infinita.

PDO Pitsilai Bianco 2024 da uve Xynisteri provenienti da una singola vigna situata a 1050 m s.l.m., viene affinato in botti usata con frequenti batonnage e regala profumi di pesca nettarina, miele e bergamotte. Avvolgente e complesso.

Sicuramente Cipro è un’isola in cui dovrò tornare… per vistare le cantine e scoprire nuove realtà.

 

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