Dall’ecosistema delle vigne ai calici della verità, il progetto di Daniele Parma
Un racconto di @paolowine
I
n Liguria, poco prima della vendemmia 2026, ho avuto il piacere di passeggiare tra le vigne con Daniele Parma, attraversare la sua cantina e degustare i suoi vini per comprendere appieno la filosofia produttiva de La Ricolla.
Daniele mi racconta che, dopo una lunga esperienza nel mondo del vino convenzionale, ha scelto di dedicare il proprio lavoro al rispetto del territorio, al recupero di vigne storiche e varietà autoctone, favorendo biodiversità ed equilibrio naturale.
L’obiettivo è quello di produrre vini dalla forte identità ligure, privi di artifici e capaci di raccontare il luogo da cui nascono.
Fin dalle prime parole emerge come questa sia una scelta non solo tecnica, ma anche etica e sostenibile.
La sua visione abbraccia pienamente i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica, recuperando pratiche ancestrali per dare vita a vini che nascono anzitutto dalla vigna.
Osservando Daniele mentre racconta il proprio lavoro, si percepisce la soddisfazione di chi vede realizzata nei calici l’espressione autentica del proprio territorio.
Abbiamo visitato vigneti molto diversi tra loro, accomunati da un elemento fondamentale: nessuno è concepito come un semplice allevamento della vite.
Ogni parcella fa parte di un ecosistema più ampio, nel quale convivono boschi, alberi da frutto, erbe spontanee e numerose altre specie che contribuiscono reciprocamente al proprio equilibrio.
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Gli stessi principi si ritrovano in cantina.
Qui la naturalità non è un concetto astratto ma una pratica concreta.
I materiali utilizzati per accogliere le uve sono semplici e tradizionali: cemento e terracotta in diverse forme e dimensioni.
Le fermentazioni avvengono spontaneamente, seguendo i tempi della materia ma gestite nelle fasi.
Una volta diventato vino, il prodotto viene accompagnato nella maturazione con attenzione e rigore, senza interventi invasivi.
In cantina si respira una cultura dell’attesa, dell’ascolto e della custodia, dove il rispetto del tempo prevale sulla ricerca della standardizzazione.
Va da sé che i vini di Daniele non siano vini ordinari.
Rappresentano piuttosto l’irripetibilità, l’arte e la verità di un insieme di elementi che concorrono alla loro nascita.
Sono vini poco disciplinati, privi di compromessi, capaci di far riflettere e di spingere il degustatore verso una diversa idea di unicità.
Ogni bottiglia è il risultato dell’interazione tra territorio, suoli, biodiversità, varietà e biotipi, scelte tecniche, materiali utilizzati e andamento climatico dell’annata.
Apparentemente sembra che il vino si faccia da sé; in realtà, dalle parole di Daniele emerge un lavoro continuo di gestione, osservazione e controllo.
Un approccio semplice solo in apparenza, ma estremamente rigoroso e impegnativo.
Seguire i processi dalla terra al calice richiede presenza costante, capacità di ascolto e una grande quantità di lavoro.
All’ingresso della cantina un cartello sintetizza perfettamente la filosofia aziendale e prepara il visitatore all’esperienza de La Ricolla:
“Le bucce sono i miei lieviti, il tempo il mio chiarificante, le fecce i miei solfiti, la terracotta è il mio legno e la vigna la mia cantina.
Poi… fallo come ti pare, in modo convenzionale, biologico, biodinamico, tradizionale o naturale.
Ricorda però che il vino è quella nobile frazione che sta tra la feccia e l’aceto.”
Le fotografie permettono di cogliere alcune particolarità del progetto, ma la visita diretta è un’esperienza capace di affascinare profondamente.
Dai terrazzamenti sostenuti da muri a secco e scale di pietra dalle pendenze estreme che custodiscono la rigogliosa Bianchetta, alla vigna posta davanti a una basilica dove prosperano uve di Vermentino, il vigneto racchiuso da un muro perimetrale che ricorda un clos francese, oppure quello che si presenta come un parco di fronte a una dimora nobiliare e che nasconde tra le foglie i grappoli di Granaccia.
Infine, le vigne osservate da lontano sulle colline più alte.
Nulla appare casuale.
Ogni dettaglio rientra in un progetto coerente che si ritrova poi nel bicchiere.
Lo stile nasce da una precisa visione: la natura detta le proprie leggi e Daniele, con sensibilità e competenza, riesce a trasformarle in vino.
Il recupero storico, culturale e ampelografico portato avanti da La Ricolla è di grande valore.
L’appassionato non si trova semplicemente di fronte a una serie di vini, ma a un progetto complessivo che integra ambiente, storia, tradizioni e persone.
È proprio questa assenza di scorciatoie e artifici a costituire la firma dell’azienda.
Le vinificazioni guardano al passato, ma allo stesso tempo si proiettano verso il futuro.
Daniele sperimenta continuamente, osserva e analizza ogni fase della trasformazione, partendo da uve che arrivano in cantina in condizioni impeccabili.
Il suo obiettivo è produrre un vino che nasca dalla vigna e non dalla cantina, un vino che racconti senza filtri ogni annata.
Sono vini vivi, talvolta imprevedibili, che non nascondono le caratteristiche e le evoluzioni del tempo.
Anche le etichette, spesso caratterizzate da nomi evocativi o riferimenti specifici, contribuiscono a raccontare il progetto.
Ridurre questi vini a una semplice analisi tecnica o gustativa sarebbe limitante.
Il consiglio è quello di non fermarsi alle schede tecniche, ma di immergersi nell’intero universo de La Ricolla e solo successivamente verificare nel calice la collocazione di ogni sensazione percepita.
Con Daniele e suo figlio ho avuto il piacere di degustare un’effervescenza ancora senza etichetta ma di straordinaria vitalità, caratterizzata da un colore entusiasmante.
A seguire sono arrivati vini bianchi più o meno strutturati, più o meno macerati: alcuni sorprendono, altri scuotono, altri ancora raccontano l’evoluzione di diverse annate.
Il percorso si è concluso con un rosso anticipato da una grande mano rossa sull’etichetta.
È stata un’esperienza estremamente piacevole, resa ancora più speciale dall’ospitalità della famiglia, già intuibile nell’accoglienza di Milva, autentica colonna portante dell’azienda.
Ci siamo salutati con un “arrivederci”. L’intenzione è quella di completare il quadro delle degustazioni approfondendo anche l’interessante progetto di Simone Parma, fratello di Daniele, che parallelamente all’attività della cantina si dedica alla produzione di spirits di alto livello.
Ne abbiamo avuto una piccola anticipazione nei bicchieri, ma è un’esperienza che merita tempo e attenzione.
Denominazioni, stili produttivi e schede tecniche sono tutti consultabili sul sito aziendale.
Io ho preferito immergermi nel progetto e conservare, più che appunti, una raccolta di sensazioni.
La Ricolla
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16040 Ne (GE)
Azienda Agricola La Ricolla
Via Garibaldi 12
Ne GE
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