A spasso per il Dodecanneso · Patmos
A spasso per il Dodecanneso · Patmos

A spasso per il Dodecanneso · Patmos

Il soffio dell’Apocalisse e la rinascita della vigna: alla scoperta di Patoinos nella magica Patmos

C

i sono luoghi in cui il vino non è semplicemente un prodotto della terra, ma un atto di resistenza culturale, un ritorno alle radici profonde di un’isola che sussurra storie millenarie.

Durante il mio ultimo viaggio in Grecia, mi sono lasciata guidare dal vento dell’Egeo fino a Patmos, l’Isola dell’Apocalisse.

È qui, tra il blu accecante del mare e la pietra sacra dei monasteri, che ho scoperto una realtà vitivinicola straordinaria, capace di far battere il cuore di ogni vero wine lover: il progetto agro-ecologico Patoinos.

Un Rinascimento Greco dal Cuore Antico

Per comprendere la magia di questa cantina, bisogna fare un piccolo passo indietro.

Da una ventina d’anni, la Grecia sta vivendo una vera e propria rivoluzione silenziosa.

Lontana dai vini standardizzati delle grandi cantine industriali che hanno dominato il mercato per lungo tempo, una nuova generazione di vignaioli indipendenti si sta battendo per salvare un patrimonio immenso, fatto di centinaia di vitigni autoctoni completamente sconosciuti in Occidente.

Patmos si inserisce in questo meraviglioso movimento di rinascita qualitativa.

Leggi anche:
Cefalonia Experience

Cefalonia Experience

Cefalonia, isola delle Ionie, tristemente famosa per l’eccidio compiuto dai soldati …

Qui, l’agricoltura era quasi scomparsa, portando con sé l’inaridimento della terra e l’abbandono delle tradizioni.

Ma qualcuno ha deciso che l’isola doveva tornare a profumare di mosto e di vita.

Venti Stremata di Poesia Biodinamica

Il cuore pulsante del progetto si estende su appena 2 ettari di terra – o 20 “strèmes”, come amano dire localmente.

Una dimensione confidenziale, intima, dove la viticoltura si fa rigorosamente in biodinamica, ascoltando i cicli della natura e accarezzando la terra con una meccanizzazione leggerissima che non ferisce il suolo.

Passeggiando tra i filari, si respira il profumo del mare. La scelta dei vitigni è una dichiarazione d’amore all’identità insulare: due terzi di varietà a bacca bianca e un terzo a bacca rossa, rigorosamente autoctone.

Il re indiscusso qui è l’Assyrtiko, il vitigno bianco leggendario delle isole greche, capace di tradurre in freschezza e sapidità ogni singolo raggio di sole dell’Egeo.

Da queste terre così dure e poetiche nascono appena 7.000 preziose bottiglie all’anno.

Una produzione minuscola, dove ogni calice è un frammento di isola.

Dalla Valle di Pétra alla Cantina di Vagia

Il Domaine si sviluppa come un racconto che attraversa l’isola.

Le vigne si trovano a sud, nella splendida e fertile valle di Pétra, un’oasi che rimane verde quasi tutto l’anno, affacciata su un golfo incantevole protetto dalla maestosa roccia di Kalikatsou.

Qui si trova la casa colonica del domaine, presa in affitto dal celebre Monastero di San Giovanni il Teologo, a testimoniare il legame indissolubile tra la storia spirituale di Patmos e la sua terra.

A Pétra la struttura accoglie i visitatori in un’atmosfera calda e autentica: c’è una sala di degustazione, un antico torchio in esposizione che profuma di storia, e persino una banca dei semi autoctoni per proteggere la biodiversità locale.

La cantina vera e propria, dove la magia della vinificazione si compie, si trova invece a nord, a Vagia, ed ospita i locali di ricezione delle uve.

Il 2016 e quel Tocco di Genialità Svizzera

La storia recente della cantina ha una data fondamentale: il 2016, l’anno di nascita del primo millesimo marchiato “PATOINOS”.

Quello che mi ha affascinato profondamente è la genesi di questo miracolo. Quello di Patmos è stato definito “il più svizzero dei domaine viticoli greci”.

Com’è possibile? Tutto è nato dall’incontro tra la terra di Patmos e la passione di un gruppo di viticoltori ed enologi svizzeri, esperti in biodinamica (tra cui un team di quattro straordinari vignaioli del Canton Vaud), che hanno messo il loro know-how e il loro talento al servizio di questa avventura.

Da questa unione fraterna ed internazionale, sotto il nome evocativo di Domaine de l’Apocalypse, hanno preso vita i primi vini, unendo l’anima bianca dell’Assyrtiko a quella rossa del raro e misterioso Mavrothiriko.

Un debutto che ha riportato prepotentemente Patmos sulla mappa della grande viticoltura mondiale.

Più di un Vino: Un Progetto Agro-Ecologico d’Insieme

Ma Patoinos non è solo una cantina; è una visione etica, un progetto agro-ecologico che vuole ridare dignità alla comunità locale.

Durante la mia visita, parlando con la piccola ma determinata squadra di lavoro – composta dal direttore, dall’enologo e da pochi stagionali – ho capito quanto profondo sia l’impatto di questa realtà.

La cantina collabora attivamente con le scuole di viticoltura svizzere, offrendo agli studenti stranieri la possibilità di confrontarsi con le sfide estreme della viticoltura eroica insulare.

Inoltre, la rinascita della vigna ha riacceso antiche tradizioni sopite, come la festa della vendemmia, trasformando il turismo in uno scambio culturale autentico.

Nel caveau, il vino del Domaine de l’Apocalypse viene servito in abbinamento ai prodotti dell’isola, molti dei quali tutelati dall’Arca del Gusto di Slow Food.

E non è tutto: il progetto ha riportato in funzione anche un antico frantoio.

Grazie ad esso, gli abitanti dell’isola sono tornati a raccogliere le olive e a produrre il proprio olio extravergine, ricucendo uno strappo con il passato che rischiava di diventare definitivo.

L’Emozione nel Calice: I miei Assaggi

Seduti fuori con vista sulla vigna e sull’orto botanico di Pétra, con lo sguardo che spazia fino alla roccia di Kalikatsou e il rumore della risacca in sottofondo, i vini di Patoinos rivelano tutta la loro vibrante energia.

Le vigne sono condotte in regime biodinamico, vengono usati solo lieviti indigeni e non viene fatta alcuna filtrazione.

Per la vinificazione viene utilizzato solo l’acciaio.

L’Assyrtiko è tagliente, minerale, profuma di idrocarburi, scorza di limone e salsedine, con una fittezza e una freschezza che sembrano infinite.

Prodott in poco meno di 1000 esemplari una versione macerata che vede ancora una volta protagonista l’assyrtiko: Il contatto con le bucce dura circa due settimane e viene affinato, come gli alri vini, per 8 mesi sempre in acciaio.

Al naso si nota una estrema pulizia ed eleganza, cifra stilistica dei vini di Patoinos, con profumi che ricordano lo zafferano, il cedro, il miele.

Al sorso una piacevole nota astringente e un finale decisamente salino.

Il rosso da uve Mavrothiriko è una carezza balsamica: note di fragola, elicriso, rosmarino, lampone.

Il vino è da una bellissima acidità, che racconta i profumi della macchia mediterranea e della roccia vulcanica e ha una stupenda bevibilità, come tutti i Vini di Dorian Amar l’enologo che ci ha accompagnato nella visita.

Se passate da Patmos, non cercate solo le sue spiagge o i suoi monasteri.

Andate a Pétra per scoprire questa meravigliosa realtà: Patoinos.

Sorseggiare i loro vini significa bere la storia, la fatica, la cooperazione internazionale e il riscatto di un’isola meravigliosa.

  • Nome Progetto: Patoinos / Domaine de l’Apocalypse
  • Filosofia: Agro-ecologia, Biodinamica, Slow Food
  • Vigneti: Valle di Pétra (Sud di Patmos), 2 Ettari (20 Strèmes)
  • Cantina di Vinificazione: Vagia (Nord di Patmos)
  • Vitigni: 2/3 Assyrtiko (Bianco), 1/3 Mavrothiriko (Rosso) – 100% Autoctoni
  • Produzione: ~6.000 bottiglie all’anno
  • Primo Millesimo: 2016

 

Condividi...
 

Avvisami quando viene pubblicato un nuovo articolo