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l viaggio in Georgia è sicuramente una di quelle esperienze che gli amanti e intenditori del vino hanno nella loro “lista dei desideri” perché conduce in una terra meravigliosa, dove da più di 8000 anni si produce il vino.
Un viaggio che è accompagnato quasi da un sentimento religioso, un pellegrinaggio, una meta quale può essere Betlemme per un cristiano o La Mecca per un musulmano.
Nei prossimi giorni prenderò parte a un prestigioso press tour, organizzato dal Consolato della Georgia di Milano, che toccherà la capitale della Georgia, Tibilisi, monumenti e città nelle vicinanze di rilievo e numerose cantine, dove avrò l’occasione di assaggiare i vini macerati prodotti nelle anfore interrate, i qvevri.
Prima di partire voglio condividere con voi lettori qualche importante dato storico, geografico e ampelografico, perché non si può mai prescindere da queste conoscenze per cercare di comprendere un paese e le sue espressioni culturali.
Georgia: un ponte tra Europa e Asia, tra storia millenaria e aspirazioni moderne
Situata nel Caucaso meridionale, la Georgia si affaccia sulle rive orientali del Mar Nero e confina con Russia, Turchia, Armenia e Azerbaigian.
Con una superficie di circa 69.700 km² e una popolazione di poco meno di 3,7 milioni di abitanti, la sua capitale è Tbilisi, cuore politico e culturale del Paese.
I georgiani si chiamano Kartvelebi, il loro Paese Sakartvelo, e la lingua Kartuli. Questi termini affondano le radici in una figura mitologica, Kartlos, ritenuto l’antenato del popolo georgiano.
Il nome “Georgia”, invece, si diffuse in Europa a partire dal Medioevo: la sua origine è incerta, ma potrebbe derivare dal greco “geōrgía” (agricoltura) oppure dal culto di San Giorgio, patrono nazionale.
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Geograficamente ambigua, la Georgia è spesso considerata parte dell’Asia occidentale o un territorio transcontinentale, trovandosi a cavallo tra Europa e Asia.
Culturalmente e storicamente, però, si sente profondamente legata all’Europa orientale.
La storia della Georgia è ricca e complessa.
Già nota nell’antichità per i regni di Colchide e Iberia, ha mantenuto nel tempo una forte identità culturale.
Dopo essere stata annessa all’Impero russo nel XIX secolo, passò sotto il controllo sovietico nel 1921.
Solo con il crollo dell’URSS, nel 1991, tornò a essere uno Stato indipendente.
Tuttavia, la stabilità è stata messa alla prova da tensioni territoriali: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud, due regioni separatiste, hanno ottenuto un limitato riconoscimento internazionale dopo il conflitto con la Russia nel 2008.
Oggi, la Georgia guarda con decisione all’Europa.
Ha presentato la propria candidatura all’Unione Europea nel marzo 2022 e, nel dicembre 2023, ha ottenuto ufficialmente lo status di Paese candidato.
Da sempre crocevia di popoli e culture, la Georgia ha saputo sfruttare la sua posizione strategica sulle rive del Mar Nero e lungo il tracciato della leggendaria Via della Seta per intessere relazioni commerciali sin dall’antichità.
Già allora, nel cuore del Caucaso, si estraevano metalli preziosi come oro, argento, rame e ferro, segno di un territorio ricco e attivo.
Ma se c’è una tradizione che più di ogni altra racconta l’anima profonda della Georgia, è proprio quella della vinificazione.
Si tratta di una pratica millenaria, tanto radicata da essere diventata parte dell’identità culturale del Paese. La viticoltura, insieme alla vinificazione, rappresenta ancora oggi uno dei pilastri dell’agricoltura georgiana.
Particolarmente affascinante è il metodo tradizionale di fermentazione nei kvevri, grandi anfore di terracotta interrate, che sfruttano la temperatura costante del terreno per affinare i vini in modo naturale.
In Georgia si contano oltre 450 varietà autoctone di uva e più di 18 denominazioni d’origine controllata: 10 per vini bianchi e 8 per rossi.
Un patrimonio enologico unico, che fa della Georgia una delle culle più antiche della produzione di vino di qualità.
Le quattro principali regioni vinicole del Paese sono:
- Cachezia (Kakheti), la più importante, con oltre il 70% della produzione nazionale;
- Cartalia (Kartli);
- Imerezia (Imereti);
- Racha, nell’ovest della Georgia.
Tra i vitigni più diffusi spiccano Saperavi (rosso), Rkatsiteli e Mtsvane (bianchi), affiancati da varietà meno note ma preziose come Tsitska, Tsolikauri, Krakhuna, Aleksanrouli e Mudzuretuli.
Tra i vini georgiani più apprezzati a livello internazionale troviamo:
- Tsinandali: bianco secco della Cachezia, prodotto con uve Rkatsiteli e Mtsvane. Dal colore paglierino chiaro e dai profumi floreali e fruttati, si affina per tre anni, metà dei quali in botti di rovere.
- Kindzmarauli: rosso semi-dolce ottenuto da uve Saperavi coltivate a Kvareli. Ha un intenso colore ciliegia e un gusto morbido con una punta acidula.
- Akhasheni: altro rosso semi-dolce a base di Saperavi, si distingue per il suo colore rubino scuro e il sapore vellutato con note di cioccolato.
- Khvanchkara: vino iconico della regione di Racha, prodotto da un blend di Aleksanrouli e Mudzuretuli. Naturalmente dolce, ha un profilo aromatico che richiama il lampone, con tannini ben bilanciati e un colore rubino profondo.
La produzione vinicola georgiana è fortemente orientata all’export: nel 2020 sono state raccolte circa 283.000 tonnellate di uva e oltre 93 milioni di bottiglie sono state esportate.
Il consumo interno resta limitato (15-20 litri pro capite l’anno), ma l’interesse internazionale è in continua crescita, specialmente dopo il 2013 con la riapertura del mercato russo.
Anche Cina, Polonia, Stati Uniti e Regno Unito rappresentano sbocchi promettenti per il vino georgiano, che ambisce a conquistare il palato dei consumatori globali.
Sono davvero felice di poter recarmi sul posto, per vedere i territori, incontrare persone e degustare i vini: avrò sicuramente mille esperienze indimenticabili da raccontare!







