Tra storia, culture e profumi antichi
T
bilisi è una città che non si dimentica facilmente.
Accoglie i visitatori con una miscela affascinante di storia, spiritualità, architettura sospesa tra Oriente e Occidente, e un’energia vibrante che scorre tra le sue strade acciottolate come il fiume Kura che l’attraversa.
Ogni angolo racconta una storia, ogni pietra sembra custodire un segreto, ogni profumo evoca civiltà lontane che qui si sono incontrate, scontrate e infine abbracciate.
Uno dei simboli più iconici della città è senz’altro la statua di Kartlis Deda, la Madre della Georgia.
Per raggiungerla si prende la cabinovia che sale leggera da Rike Park, offrendo un panorama mozzafiato sulla città vecchia, con i suoi tetti rossi, i vicoli tortuosi e i monumenti religiosi che punteggiano l’orizzonte.
La statua, imponente e fiera, domina la capitale con il volto sereno e lo sguardo rivolto verso la valle: nella mano sinistra tiene una coppa di vino, simbolo dell’ospitalità georgiana, mentre nella destra brandisce una spada, pronta a difendere la sua patria.
È un’immagine potente, che racchiude perfettamente il carattere della Georgia: accogliente ma determinata.
Scendendo nuovamente verso il cuore di Tbilisi, ci si immerge nella città vecchia, un labirinto di vie strette, case color pastello, balconi in legno intagliato che sembrano danzare nel vuoto e un’atmosfera sospesa nel tempo.
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Passeggiare in questa parte della città è come attraversare le pagine di un libro illustrato, dove ogni dettaglio architettonico è una nota a margine della storia.
La multiculturalità di Tbilisi si percepisce chiaramente qui: nel raggio di poche centinaia di metri si trovano una moschea, una chiesa cattolica, una ortodossa e una armena, tutte ancora attive, tutte rispettosamente conviventi.
È un esempio raro e prezioso di tolleranza, che racconta meglio di qualsiasi guida la complessa anima della Georgia.
Proseguendo la passeggiata, si arriva nella zona dei bagni termali di Abanotubani, ai piedi della collina di Narikala.
Le cupole di mattoni rossi spuntano come carapaci tra le case e raccontano di una Tbilisi antica, dove l’acqua calda sulfurea era considerata una benedizione.
Ancora oggi, questi bagni sono frequentati da locali e viaggiatori, che si immergono nelle vasche per lasciarsi avvolgere dal vapore e dalla storia.
È proprio in questo quartiere che, secondo la leggenda, nacque la città: il re Vakhtang Gorgasali avrebbe inseguito un fagiano durante una battuta di caccia e, trovandolo immerso in una sorgente calda, avrebbe deciso di fondare lì la capitale.
Non a caso, una statua equestre del re si erge proprio sopra il fiume, nei pressi della chiesa di Metekhi, a osservare la città che contribuì a creare.
È un monumento solenne, e anche se non se ne ricorda sempre il nome, il suo profilo resta impresso nella memoria di chiunque lo veda.
Un altro luogo ricco di fascino e significato è il Museo del Vino, ospitato in un antico caravanserraglio.
Entrare qui è come fare un viaggio nel tempo, quando Tbilisi era una tappa cruciale lungo la Via della Seta.
Le sale del museo raccontano la storia millenaria della viticoltura georgiana, tra qvevri (le anfore di terracotta interrate dove ancora oggi si vinifica il vino secondo tradizione), strumenti antichi e mappe dei commerci che attraversavano il Caucaso.
È un’esperienza sensoriale e culturale che permette di comprendere quanto profondamente il vino sia intrecciato con l’identità georgiana, non solo come prodotto, ma come simbolo di ospitalità, memoria e orgoglio nazionale.
Infine, non può mancare una visita al bazar cittadino, dove la vita scorre ancora secondo ritmi antichi.
Qui si trovano spezie dai colori intensi e profumi penetranti, frutta secca, tappeti, oggetti d’artigianato e volti segnati dal tempo ma luminosi di cortesia.
Contrattare al mercato è quasi un rituale, un modo per entrare in contatto con la gente del posto, che con pochi gesti e qualche parola riesce a trasmettere calore e umanità.
Tbilisi non è solo una città da vedere: è una città da vivere, da respirare, da ascoltare.
È un luogo dove il passato e il presente si stringono la mano, dove le differenze non dividono ma arricchiscono, dove ogni pietra racconta e ogni sguardo accoglie.
È uno di quei posti che si portano dentro, anche quando si è già lontani.






